Ariele Giovanelli
Il 1978 è stato l’anno dell’esordio dei Van Halen e delle bombe a Mururoa, della morte di Aldo Moro e dell’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II. Dunque sono nato in un anno come tanti, con i suoi alti e i suoi bassi.
Ho vissuto l’infanzia in un piccolo paese della provincia nord di Milano, a ridosso della Brianza che pedala. Ho giocato a pallone nel parchetto sotto casa quando Chernobyl è esplosa e ho deciso di intraprendere una divertente carriera da attore durante gli anni del liceo (classico per l’esattezza).
Ma è la natura il mio elemento. Se devo scegliere tra un pomeriggio sul divano e una passeggiata sotto la pioggia, il mio cane sa già che sguazzerà nel fango. Vado in montagna fin dove le mie vertigini lo permettono e in bici (ruote tassellate) fin dove le mie gambe poco allenate mi sospingono. Ho provato la subacquea, ho viaggiato in moto, macchina e persino in barca.
Ho conosciuto mia moglie (la martire che mi sopporta) grazie al teatro, abbiamo avuto due figli, poi sono arrivati il gatto e il cane. Ora la moto prende polvere in box. Ma è lì a ricordarmi che nella vita non ci si può fermare. Che nemmeno i sassi restano immobili per sempre.
E allora ho deciso di scrivere. Ho sempre sognato ad occhi aperti, inventato avventure per i miei giocattoli, storie per i miei bambini. Ora metto quelle storie nero su bianco. Storie di luoghi che non esistono, ma che potrebbero essere dietro casa. Di creature che non esistono, ma potrebbero essere i vicini della porta accanto. Di avventure che non esistono, ma che mi (ci) piacerebbe vivere.
Ho iniziato un nuovo viaggio. La meta non importa, la pagina è il nuovo mezzo. Voi lettori, i miei nuovi compagni.
Buona strada a tutti.
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